La guida nata lungo l’anello della Val di Fiastra
La redazione nomade di Qui Val di Fiastra

L’avventura non è solo il percorso ma gli incontri che accadono spesso per caso: «una volta è successo anche che due ragazzi si fossero disorientati», ci racconta Lucia Barchetta, coordinatrice della progettazione dell’Anello della Val di Fiastra, all’interno del progetto Qui Val di Fiastra.
«Li ha intercettati un abitante del posto, li ha recuperati e riportati sulla strada giusta. E alla fine è sempre così: qui, in qualche modo, qualcuno ti aiuta».
Continuiamo a farci raccontare da Lucia il percorso di rigenerazione territoriale che coinvolge i Comuni di Ripe San Ginesio, Colmurano e Loro Piceno e di cui Tonidigrigio è partner per la comunicazione, con un lavoro orientato a rendere visibile il processo partecipativo e la pluralità di voci che lo attraversano.
L’Anello non è solo un sentiero, ci spiega Lucia, ma un’esperienza collettiva che genera nuove forme di racconto del territorio. Così nasce la guida della collana di non-turismo, un progetto editoriale di narrazione collettiva dei territori.

«Per la guida è successa una cosa molto bella, perché per la prima volta la collana ha sperimentato una vera e propria redazione nomade. In pratica quattordici persone del territorio hanno camminato insieme lungo l’Anello. Abbiamo scritto mentre attraversavamo i luoghi. Iniziamo accompagnati dal collettivo Wu Ming e da due antropologhe, e lungo il percorso si aggiungono anche altre figure, come illustratrici, storici locali, biologi. È stato un lavoro molto corale, fatto di sguardi diversi che si intrecciavano continuamente.
La guida quindi non racconta solo dove passare o cosa vedere, ma restituisce soprattutto le relazioni, le sensazioni, le storie che sono emerse camminando. Anche per questo si è scelto di non usare fotografie ma illustrazioni, proprio per mantenere quella dimensione più evocativa e narrativa».

Qui Val di Fiastra, infatti, è un progetto a più voci, in cui competenze tecniche, saperi locali e pratiche culturali si intrecciano in una trama collettiva. Il processo partecipativo dietro all’Anello si sviluppa su più livelli. Da un lato il confronto con le amministrazioni locali, chiamate a verificare e approvare i tratti di competenza. Dall’altro l’interazione quotidiana con gli abitanti, che durante le ricognizioni sul campo suggeriscono varianti, raccontano percorsi dimenticati e offrono indicazioni.
«Anche la guida è nata attraverso un percorso molto partecipato. All’inizio abbiamo organizzato incontri pubblici per raccontare l’approccio del non-turismo e spiegare che tipo di progetto avevamo in mente. Poi ci sono stati tavoli di lavoro in cui sono emersi i temi più sentiti e le visioni condivise sul territorio.
Successivamente abbiamo lanciato una call aperta e hanno risposto persone molto diverse tra loro, per età e competenze, ma tutte accomunate da un forte legame con la valle.
Il progetto si è poi concluso con una serie di camminate promozionali lungo tutto l’Anello. Ogni domenica percorrevamo una tappa diversa e la partecipazione è stata davvero molto alta, con gruppi numerosi che attraversavano insieme i paesi della valle».


Nel racconto di Lucia emerge spesso un elemento centrale: il valore delle persone incontrate lungo il percorso.
«Ci capitavano spesso scene divertenti. Magari qualcuno si fermava con la macchina e, dal finestrino, iniziava a dirci: no, dovete passare di là, c’è un sentiero migliore. Oppure entravamo in un bar con gli zaini e subito partiva la domanda: ma che state facendo?»
È proprio questa dimensione relazionale che distingue l’Anello da modelli turistici più tradizionali. Una dimensione che favorisce la frequentazione lenta, per una conoscenza del territorio che non punta al sovraffollamento.


Scopri il progetto Qui Val di Fiastra


Irene Sorrentino
Copywriter
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Partiamo da ciò che ti rende unico
e, attraverso l’ascolto e la co-creazione,
raccontiamo in maniera efficace ciò che sei davvero.

L’Anello della Val di Fiastra raccontato da Lucia Barchetta
