La regia discreta
Creatività come rete di relazioni dentro lo stand di Rational Production

Dietro un progetto di comunicazione efficace c’è una regia discreta. Si percepisce nel modo in cui tutto dialoga, dalla luce che accompagna lo spazio, al ritmo delle immagini e al tono delle parole. Un equilibrio che non nasce dal caso.

Lo stand di Rational Production ne è un esempio. Si tratta di costruire strutture capaci di orchestrare un linguaggio fatto di architetture, grafiche, video e presenza umana. Ogni elemento deve esprimere lo stesso valore, nello stesso modo, anche se parla con strumenti diversi. Nel nostro caso, abbiamo cercato di connettere, anziché aggiungere: far dialogare architetti, videomaker, tipografi e service; tradurre esigenze differenti in una sola voce visiva; dialogare senza dettare, armonizzare senza appiattire. Una regia discreta, appunto.


Lo stand, così è un ambiente che parla. L’architettura stabilisce la grammatica dello spazio, la luce imposta la punteggiatura del percorso, le grafiche danno lessico e ritmo. Accanto a questi elementi, le persone (dallo staff a chi attraversa lo stand) completano la frase.
Non abbiamo partecipato in prima persona alla fiera e proprio per questo la qualità della regia a monte è diventata il vero luogo del progetto.
Coordinare significa fare un esercizio di traduzione. Una pratica che non è mai neutra: si trova un punto di incontro tra vincoli e intenzione, si preserva il senso mentre si cambia il mezzo.


Lo abbiamo sperimentato ancorando assieme agli architetti le grafiche all’impianto spaziale, coordinando videomaker e renderista nella produzione del video e supervisionando tipografia e service per ottenere coerenza tra lo schermo e la materia. E tenendo il cliente sempre aggiornato, una regola che fa parte del nostro modo di intendere il design, reciproco e collaborativo.

Lo stand, allora, funziona non per effetto scenico, ma per coerenza, come il risultato di un processo collettivo.
Ci piace pensare che la creatività, oggi, sia questo: una regia invisibile che dà senso alle connessioni. Non come un gesto individuale, ma una rete di relazioni progettate.
Nel caso di Rational Production, la collaborazione si manifesta nello stand, senza bisogno di aggiungere altro. Non c’è effetto, recita o trucco: il personale abita lo spazio con naturalezza.
Di questa esperienza, ci è rimasto soprattutto il piacere di lasciare che le persone e i gesti parlassero da soli. È rimasta l’attenzione all’invisibile e alla qualità degli scambi, alla naturalezza con cui le cose accadono quando la collaborazione funziona davvero.
Ci rimane il gusto di una forza generativa che non nasce da un gesto isolato, ma nello spazio tra le persone che lo rendono possibile. E se la regia non si nota, per noi è il segno che abbiamo fatto bene il nostro lavoro.

Irene Sorrentino
Copywriter
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