• 27.07.2020
  • #note

Come si progetta l'identità di un istituto scientifico?

Il presupposto

Quando si parla di identità abbiamo a che fare con un argomento già ampiamente affrontato e discusso nelle più disparate discipline, ma che rimane tuttora un indiscutibile caposaldo delle tematiche contemporanee. Questo perché l’identità muta con il cambiamento sociale e con le regole che lo definiscono. Lo stesso avviene quando parliamo di identità legate al contesto della comunicazione visiva. Lo stemma, il marchio, il logo, il brand, tutte evoluzioni dello stesso concetto. Oggi con questo articolo cercheremo di affrontare il tema dell’identità parlando nello specifico delle scelte che hanno portato alla luce il progetto di comunicazione per gli Istituti di Ricerca in Ambiente Marino, facenti parte del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Quando abbiamo iniziato a lavorare al progetto, ci siamo presto resi conto di come un’importante realtà scientifica fosse sprovvista di un’infrastruttura comunicativa che gli permettesse di dialogare con il territorio e, di conseguenza, con il cittadino o con altre istituzioni. Questo, sin da subito, ha chiarito l’obiettivo del progetto ovvero creare un sistema di comunicazione capace di allargare l’immaginario della ricerca marina entrando in modo più inclusivo nel tessuto sociale, economico e culturale, facendo leva sull’immaginario legato all'identità del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) già ampiamente riconosciuto in Italia e all’estero.


Gli istituti di ricerca

Gli Istituti di ricerca (ISMAR - IRBIM - IAS) ricoprono tutto il territorio nazionale e si occupano di ricerca marina all’interno del Dipartimento Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l'Ambiente. Seppur il contesto di ricerca rimane il medesimo per tutte e tre le realtà, ogni istituto ha una sua specifica missione, incentrata su progetti di ricerca mirati. ISMAR studia la pesca e acquacoltura, l'oceanografia fisica e chimica; IAS dedica la propria ricerca allo studio della sostenibilità delle interazioni tra Antroposfera e Ecosfera; mentre IRBIM studia la vita e la biodiversità nei mari e negli oceani.


Il posizionamento

Il mare, l’oceano e le forme di vita che abitano questi luoghi diventano dunque l’oggetto della ricerca, sia a livello di approfondimento sia a livello di informazione, l’ambiente marino è uno degli argomenti centrali della comunicazione di questa particolare tipologia di istituto e per questo motivo ne abbiamo fatto il contesto di riferimento dell’impianto dell’intera comunicazione. Tale posizionamento, oltre a raccontare nel modo più efficace la relazione tra i tre istituiti e il CNR, consente di sviluppare una narrazione che risulterà fortemente identitaria e caratterizzante. Individuare il posizionamento è il primo passo per poter comprendere quale argomento debba essere il baricentro della comunicazione. Affinché gli istituti risultino facilmente riconoscibili dagli utenti e affinché le attività svolte siano perfettamente chiare ad un primo sguardo, il taglio della ricerca deve procedere individuando gli elementi chiave per poter agevolare il processo di comunicazione. La ricerca visiva, seguendo quanto appena detto, si sviluppa con un obiettivo ben chiaro: individuare sistemi di comunicazione in grado di raccontare un'identità su più livelli paritetici, ognuno con una funzione diversa, mantenendo sempre una coerenza visiva comune. Questo ci ha spinti verso progetti che hanno scelto di comunicare se stessi tramite l'utilizzo di identità dinamiche, perché maggiormente in grado di plasmarsi a seconda del messaggio comunicativo.

Corporate visual identity system for Gnosea Marine Systems

Nasce così la possibilità e l’opportunità di creare qualcosa di importante, un unico grande sistema visivo capace di generare contenuti su un’unica matrice di senso determinata da due semplici elementi: la relazione tra la nuova identità e l’attuale marchio del CNR e la volontà di far percepire a livello visivo i tre istituti di ricerca marina come un unico grande ente scientifico.


Il processo

Sulla base di questa semplice ma determinate scelta inizia la vera sperimentazione visiva che pone il suo incipit nell’aspetto formale del marchio del Consiglio Nazione delle Ricerche. Da esso, infatti, viene estrapolata una griglia modulare che ha permesso di costruire una prima relazione tra le due identità e ha determinato la coerenza grafica delle successive sperimentazioni visive tutte elaborate sempre sulla medesima griglia. Questo processo creativo, inizialmente nato come test, perché non eravamo sicuri che un sistema così “rigido” fosse in grado di sostenere un’ampia produzione di contenuti, si è rivelato in seguito la scelta corretta.

Non ci siamo preoccupati del risultato, abbiamo cercato piuttosto di mantenere frenata la nostra voglia incontrollabile di definire ogni dettaglio, ogni singolo aspetto formale, e ci siamo preoccupati che il progetto e il processo dei contenuti prendesse la direzione giusta, una direzione che permettesse una progettazione condivisa, aperta al dialogo e al confronto. Questa è stata un’altra scelta importante che ci ha permesso di costruire un dialogo costruttivo considerando che, in questo caso i nostri referenti, non sono il solito ufficio Marketing ma veri e propri scienziati attivi sul campo, realmente collegati dagli istituti di ricerca dislocati nelle zone più remote del globo.

La difficoltà in questo tipo di gestione del progetto è stata definire il giusto grado di flessibilità del processo creativo, la nostra scelta è stata quella di definire alcuni limiti visivo/progettuali con l’obiettivo di facilitare in seguito la collaborazione e la condivisione con il team di referenti del CNR dedicato al progetto. Il primo limite lo abbiamo già accennato, la griglia modulare e di conseguenza la disposizione degli elementi nello spazio:

Griglia modulare

Il secondo limite fa riferimento al contesto nel quale operano i tre istituti: il contesto marino ovvero la facile riconoscibilità visiva che si sta parlando di un ente che ha a che fare con l’ambiente marino / oceanico.

Il mare - elemento comune

Il terzo limite è riconducibile all’utilizzo dei colori e della tipografia di riferimento. Una volta determinati questi vincoli è stato molto più facile instaurare una relazione costruttiva con i nostri referenti che a questo punto del progetto hanno trovato molto più semplice ed intuitivo indicare gli elementi dell’identità, che volutamente abbiamo scelto di mantenere variabili. Questi elementi sono quelli che fanno riferimento direttamente alla tipologia di ricerca e proprio per questo motivo abbiamo ritenuto determinante far partecipare a questo livello gli istituti, perché maggiormente consapevoli del progetto e ormai in grado di per definire assieme a noi nel dettaglio le declinazioni dell’identità calate sui singoli istituti.

Identità

Oggi che il progetto di identità è finito ed inizia il suo vero utilizzo dovrà essere capace di restituire a più di 3000 ricercatori dislocati in 15 sedi in tutta italia e a tutti gli altri che lavorano al di fuori dei confini nazionali un “simbolo” fortemente identificativo della loro ricerca e del loro lavoro. Il progetto, quindi, inizia ora la sua fase più complicata, quella dell'assimilazione e della condivisione di un nuovo pensiero, che va oltre al semplice utilizzo di un nuovo marchio. Speriamo quindi che con il tempo e le corrette dinamiche questa nuova identità possa piano piano entrare sempre più in relazione con le persone che quotidianamente dovranno utilizzarla nel proprio lavoro.