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Il ruolo attivo della comunicazione

La nostra esperienza con la Fondazione Pergolesi Spontini

Il ruolo attivo della comunicazione

Iniziamo a lavorare con la Fondazione Pergolesi Spontini poco più di un anno fa, per la Stagione Lirica 2025/26.

Iniziamo con un percorso di co-creazione che ruota attorno a due concetti: tradizione e comunità. Riuniamo in due tavoli punti di vista, competenze e sensibilità differenti per capire cosa davvero si vuole raccontare del teatro e della sua identità.

Oggi mi guardo indietro e mi rendo conto che il valore di quel lavoro è tutto quello che è successo dopo.

In quei giorni, seguo in prima persona (assieme a Linda Raffaeli) le fasi della co-creazione, che conferma la stretta parentela tra due parole molto simili: tradizione e traduzione. Dai tavoli che coordiniamo, infatti, emerge come non sia possibile custodire la tradizione senza trasmetterla, vale a dire senza tradurla nel presente. Perché sia importante, deve insomma rimanere sempre viva.

Per un teatro di tradizione questa è una grande responsabilità. Significa custodire trasformando. Trovare ogni volta il linguaggio che renda una storia viva nel presente.

E questo ci porta a una riflessione sul linguaggio, che determinerà le nostre scelte: in un mondo nel quale i linguaggi della comunicazione tendono a omologarsi, il teatro può affermare la sua propria specificità: la presenza, il tempo, lo spazio. Il pubblico. La relazione.

Poco più di un anno fa, dicevo. Ma se guardo indietro, è successo davvero molto.

Da quella co-creazione è nato un registro comunicativo nuovo, identitario, che contrassegna due stagioni assieme a due artisti straordinari: Roberto Catani e Virginia Mori.

Tanto straordinari quanto diversi, per linguaggio e sensibilità. Ed è qui che entra in gioco il registro comunicativo, una cornice identitaria entro cui accoglierli e valorizzarne la diversità, senza cedere alla tentazione dell’omologazione.

Mi sembra che quello che conta sia proprio questo: la comunicazione non è un esercizio estetico, ma parte di un processo più ampio e collettivo nel quale il teatro si racconta dando vita concretamente alle relazioni. Un teatro che mi piace pensare come una stazione di comunità.

Ci si arriva, ci si incontra, si riparte e non si è mai gli stessi. Lo scelgono le imprese come Pieralisi, o Cooperlat, per incontrare il loro pubblico. Lo scelgono le scuole per far crescere i ragazzi. Lo scelgono le cittadine e i cittadini per condividere le emozioni. Il luogo della cultura diventa lo spazio di attraversamento di tutta una comunità. E in questo processo la comunicazione non si limita a parlare a un pubblico, ma lo scopre, lo affianca, lo crea.

Queste riflessioni si accavallano nella mia mente per più di un anno e poi in un attimo trovano riscontro nel riconoscimento UNESCO al Sistema dei Teatri Condominiali all’italiana. Abbiamo avuto il privilegio di lavorare all’identità e alla comunicazione della candidatura e quando il riconoscimento arriva è come se si chiudesse un cerchio. Il cerchio che iniziammo a disegnare sui tavoli della co-creazione con le persone della Fondazione e che parla di cultura e di comunità, del desiderio di generare qualche cosa assieme, come collettività.

Aumenta per tutti noi la responsabilità di tenere viva la tradizione, di tradurla attraverso una comunicazione chiara e concreta, una comunicazione attiva e responsabile. Per questo amo il nostro lavoro.

Massimo Pigliapoco

Director & Co-founder

Voglio ringraziare la Fondazione Pergolesi Spontini e tutte le persone che si sono messe in discussione in quei tavoli di lavoro. E grazie a Roberto Catani e Virginia Mori per essere entrati con i loro linguaggi così personali nella nostra cornice.

Coordinato da Linda Raffaeli, il lavoro con la Fondazione coinvolge molte persone del nostro team, ha una traiettoria e, ora che guardiamo indietro, anche una bella storia. In tutto ciò, quello che non cambia è l’orizzonte condiviso.

FPS - Stile e attualità di un Teatro di Tradizione

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Massimo Pigliapoco

Massimo Pigliapoco

Director & Co-Founder

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Come raccontare un teatro e la sua tradizione?
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