Un Patrimonio dell’Umanità
Il progetto per i Teatri Condominiali UNESCO.

Ci sono progetti di cui non bisogna parlare. Sono TOP SECRET fino a nuovo ordine. Richiedono riservatezza, pazienza e fiducia tra le parti. Questo è uno di quelli.
Per due anni lavoriamo al Dossier di candidatura a Patrimonio UNESCO dei Teatri condominiali dell’Italia centrale. Ci occupiamo del Dossier dal punto di vista editoriale, sviluppiamo l’identità visiva e realizziamo il sito della candidatura promossa dalla Regione Marche con la Fondazione Marche Cultura.
E non possiamo raccontare a nessuno il nostro entusiasmo per questo lavoro. Non possiamo parlare dell’esperienza davvero unica che stiamo vivendo, sia professionalmente sia umanamente. Avete presente quando state vivendo qualcosa di speciale e aspettate solo di dirlo a qualcuno? Ecco, quello.
Poi, per fortuna, arriva il giorno in cui puoi farlo.
A Busan, in Corea del Sud, il Comitato UNESCO attribuisce ai Teatri condominiali il riconoscimento culturale più prestigioso al mondo: quello di Patrimonio dell’Umanità. È il 26 luglio del 2026. In noi si scatena un mix di emozioni. Siamo felici, orgogliosi e, perché no, anche commossi. Patrimonio dell’Umanità. Chi ci pensava? Ci guardiamo negli occhi ed è come ripercorrere il cammino fatto in questi due lunghissimi anni.


Capire prima di raccontare
È iniziato tutto con una domanda: cosa sono i Teatri condominiali?
Sono teatri costruiti due secoli fa, con la partecipazione diretta dei cittadini. In pratica le famiglie, i commercianti, gli artigiani contribuivano (con i soldi e con le opere) alla nascita del teatro, diventando proprietari di una porzione di palco, di posti in platea, di palchetti. Un esempio tuttora unico di cultura collettiva e condivisa.
Quando iniziamo a lavorarci, conosciamo già alcuni di questi teatri. Ora li scopriamo tutti: ne esploriamo la natura, individuiamo le caratteristiche comuni e cerchiamo di capire cosa ancora oggi li renda straordinari. Il nostro compito, infatti, è trasmettere questa straordinarietà a una Commissione composta da rappresentanti di 21 Paesi.
Capite l’emozione? Stiamo lavorando a un progetto che finirà nelle mani di tante persone provenienti da tutto il mondo.


600 pagine
Le mani, appunto. Ci rendiamo subito conto di avere bisogno della materia. Di dover dare un corpo a questa storia. Creare qualcosa che i membri della Commissione possano, anzi debbano, toccare, sfogliare, tenere, scoprire.
Così nasce il nostro monolitico Dossier di candidatura, cuore pulsante del progetto: un cofanetto di 4 volumi, 600 pagine di contenuti, mappe, cartografie e ricerca storica. Nelle pagine che il Ministero della Cultura consegna al Comitato UNESCO, si racconta il legame unico che da due secoli lega queste comunità ai loro teatri.
È un lavoro editoriale e visivo al tempo stesso. Scegliamo ogni grafica, ogni tipografia, ogni immagine affinché trasmettano lo stesso senso di appartenenza collettiva e diano forma a qualcosa che esiste dentro le persone, prima ancora che dentro gli spazi architettonici. L’identità e il sito seguono la stessa direzione: con più strumenti, dobbiamo rendere visibile – e indelebile – un legame.
Lo facciamo con la materia, rinunciando a un più semplice file condiviso on line: il nostro cofanetto non viaggia sul web, ma in aereo e in treno, da Jesi a Roma, poi a Parigi e infine alla Corea del Sud. Decine di mani lo toccano, lo spostano, lo spacchettano, lo aprono, lo rigirano, lo sfogliano. Decine di esperti di tutto il mondo lo valutano.
Finché, il 26 luglio del 2026, il risultato della valutazione compie il percorso inverso e arriva fino a noi, che ci troviamo a Jesi, nel nostro studio proprio accanto al Teatro Pergolesi.

Radici
Perché, sì, noi lavoriamo proprio qui: a due passi da uno di quei teatri condominiali. E se oggi ci occupiamo sempre più spesso di progetti nazionali e internazionali, la nostra agenzia da questo territorio non è mai andata via, convinta che sia possibile stare dove si vuole stare e, insieme, fare quello che si vuole fare. Questo è territorio del nostro team.
E il team lo racconta.
Settimana dopo settimana, il lavoro sul Dossier impegna tutto lo studio, ognuno con le sue competenze, idee, sensibilità. Cresce la nostra identificazione con la candidatura, grazie anche al lavoro straordinario di Daisy De Nardis per la Fondazione Marche Cultura e, naturalmente, a quello di Patrizia Borlizzi, responsabile dell’ideazione e dei contenuti del Dossier.
Così portiamo il territorio assieme al Dossier a quel tavolo in Corea. Con il nostro cuore, il nostro lavoro. E alla fine a quanto pare tutto torna: nel 2026 la nostra agenzia ne fa 20. Difficile immaginare un compleanno più bello di questo.


The System of Italian-Style Condominio Theatres


Ambra Rubicini
Visual Designer
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Partiamo da ciò che ti rende unico
e, attraverso l’ascolto e la co-creazione,
raccontiamo in maniera efficace ciò che sei davvero.

Tre persone, cinque giorni, nessuna mail
